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Donne Minutera Fotografia

www.fotografiaminuteraitinerante.it


Questo progetto, dal primo istante aveva ben chiaro il suo obiettivo: aldilà di una filosofia di vita che ognuna di noi stava abbracciando, il cuore e la necessità non erano solo quelli di riprendere con nostalgia l’antica pratica argentica, né dimostrare solo bravura tecnica o maestria dell’utilizzo dello strumento. Quello da cui ognuna con la sua formazione è partita, io come fotografia, Felisia come curatrice, è stato il desiderio di ripercorrere e scovare storie che pongono l’attenzione sull’importanza della memoria, un ritorno ad una poetica della fotografia e le tracce del tempo attraverso luoghi e volti umani. Per ritorno si intende riprendere di nuovo coscienza che la presenza umana, insieme ai luoghi, si è smarrita nella velocità di un mondo che a furia di guardare avanti è ignaro del passato e del presente. La creazione di immagini ha fatto dimenticare che la fotografia si tocca, ha un supporto materico, va custodita in album di famiglia, in libri d’artista. Siamo partite e vissuto qualche mese a Parigi, per contaminarci e saturarci come solo là Ville Lumiere sa fare, abbiamo rovistato tra vecchie carte de visite delle Bouquinistes lungo la Senna, abbiamo percorso chilometri in auto per essere all’Atelier Malicot, respirare la magia e la sua luce, incontrare professionisti e appassionati, per poi ritornare in Italia e muoverci tra le città d’arte, teatro di strada e mercati di antiquariato. Un percorso sulla fotografia e il viaggio, con al centro la figura della donna flaneuse, con una scatola magica di legno che realizza fotografie su carta ai sali d'argento.

Ritrattistica istantanea, itinerante, un’azione teatrale: impronta di presenza. Nel momento stesso in cui nasce la stampa da quella scatola magica si afferma la propria esistenza, la necessità, il bisogno di svelarla al mondo. Il fascino, il mistero, misterioso seppur svelato, sembra quasi una magia realizzata da un artista del gioco, quelli di magia, funamboli, sognatori e sognatrici… una mano si muove all’interno della scatola, ad uscirne è una fotografia, unica e irripetibile. E’ come quel gioco infantile, il girotondo, dove però non si accelera il corpo per provare quel piacere di stordimento, dove tutto l’ambiente intorno si trasforma in un caos luminoso con quella lanterna magica. Con quel mio gioco cerco di ricreare attraverso la memoria quell’anima infantile che vi è in me, attraverso il mio corpo e quel che può fare, con lentezza. Lo ricorda un fotografo del 900, J.H. Lartigue “da bambino socchiudevo gli occhi in modo da non lasciare che una sottile fessura attraverso la quale guardavo intensamente ciò che volevo vedere, poi giravo tre volte su me stesso pensando che avrei intrappolato quanto avevo guardato e conservato all’infinito non solo ciò che avevo ma anche gli odori e i rumori. Evidentemente a lungo andare mi sono accorto che il mio trucco non funzionava ed è allora che mi sono servito di una macchina fotografica.” Il suo stesso corpo come l’apparecchio fotografico, la camera del suo occhio a quello dell’attrezzo tecnico, il tempo di posa a tre giri su se stesso… la scelta della felicità, dare un senso al proprio vissuto, esserci e ricordare di esserci con una scatola magica dentro l’instancabile intreccio di vite, riflessioni e memorie. Creare l’”io” in una visione intrisa di malinconia, una malinconia resistenziale dove si ferma il tempo, si afferra l’istante, il destino effimero di ogni gioia. Una scelta ogni volta. Una scelta artistica, autentica. Mentre Lartigue fermava l’essenza stessa del divenire, il movimento, io mi osservo e mi ritrovo a ritornare ad un inizio, non certo a fermarmi, ma a ricominciare ad osservare tutto ciò che si ferma senza più, almeno per ora, inseguirlo. Ad accogliere chi non cerca una semplice riproduzione di un’immagine virtuale, digitale ma che necessita di sentirsi attraverso un rito che, trova radici in quel girotondo antico, in un luogo, in uno spazio fatto di luce.
Maria

Sulla fotografia istantanea
L'arte della fotografia istantanea: un viaggio tra passato e presente.
Nell'era digitale, dove la velocità è regina e l'immediatezza regna sovrana, la fotografia istantanea si erge a baluardo di un'epoca passata, dove il tempo era scandito da ritmi più lenti e la pazienza era una virtù necessaria. Eppure, il bisogno di immortalare un momento fugace, di catturare l'essenza di un istante irripetibile, è un desiderio che accompagna l'uomo fin dai primordi della fotografia. Frederick Scott Archer, nel lontano 1853, rivoluzionò il mondo fotografico con la sua "fotocamera istantanea", aprendo la strada a una nuova era di sperimentazione e creatività. Ben prima dell'avvento delle Polaroid, fotografi itineranti in diverse parti del mondo, come in Afghanistan, affinavano la loro arte con macchine-laboratorio completamente autonome. Le kamra-e-faoree, "macchine fotografiche istantanee" in persiano, sono vere e proprie scatole magiche in legno che racchiudono al loro interno l'intero processo di sviluppo: dall'esposizione alla stampa finale. I fotografi, abili artigiani della luce, immergono la loro mano in un manicotto a tenuta di luce per estrarre un foglio di carta fotosensibile dalla scatola all'interno della macchina. Dopo l'esposizione, il foglio viene immerso in vaschette con reagenti chimici, sempre all'interno della kamra-e-faoree, dando vita a un'immagine negativa. Questa, a sua volta, viene ri-fotografata su un apposito sostegno, completando il processo con la stampa finale: una fotografia unica e irripetibile. La tradizione delle Afghan Camera e di altre fotocamere istantanee come la Minutera spagnola rappresenta un ponte tra passato e presente, un affascinante viaggio alla scoperta delle radici della fotografia e del fascino immortale dell'immagine istantanea. Oltre all'aspetto storico e tecnico, questa tradizione ci insegna ad apprezzare il valore del tempo: la fotografia istantanea ci obbliga a rallentare, a riflettere sul momento che vogliamo catturare, a vivere l'esperienza con maggiore consapevolezza, a coltivare la pazienza: l'attesa del risultato finale, che non è immediato come con la fotografia digitale, diventa parte integrante del processo creativo, a gestire l'imprevedibilità: ogni foto è un'avventura, un esperimento irripetibile in cui l'elemento di sorpresa gioca un ruolo fondamentale.
L'arte della fotografia istantanea non è solo nostalgia per un tempo passato, ma una filosofia di vita che celebra la bellezza dell'imperfezione, l'unicità dell'attimo e il valore inestimabile dell'esperienza.

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sei luglio 2023
Mentre siamo in viaggio porto con me, "tra la pelle e il cuore", la mia macchina fotografica. Da qualche tempo con Felisia ne portiamo una che dentro ha la magia di un tempo. Ora qui, nelle città che scopriamo, nei luoghi che ci accolgono, nei volti che osserviamo. Una vecchia musica in sottofondo, su carta ai sali d’argento la suggestiva esposizione di un negativo. In quei brevi secondi si toglie il copriobiettivo, la luce si insinua, Felisia ed io come due anime infantili che fanno a gara per la loro biglia di vetro, inseriamo il braccio all’interno di una manica nera per toccare con mano ciò che la luce ha creato fino ad esistere in una fotografia. Questo non è semplicemente un progetto, come anche non dovrebbe finire mai, che si mescolano e vivono parallelamente, ma una necessità di vivere la nostra vita con filosofia, arte, bellezza e la magia del tempo della nostra esistenza. La nostra camera istantanea, macchina fotografica, lanterna magica, scatola della meraviglia, nasce da un primo incontro, voluto dal fato, in una stradina di Arles all’ombra dell’anfiteatro, sulle scale di un vecchio palazzo con un grosso portone di legno scuro. A giocare con la sua scatola c’era Guillame, un giovane fotografo francese, concentrato con le mani in un piccolo secchiello d’acqua dove si muovevano dei bianchi e neri dieci quindici. Ci siamo fermate, ci siamo raccontati e senza remore ci siamo fatte fotografare, immortalare quell’istante irripetibile, mentre passavamo di lì. Il secondo incontro è stato ancora più profondo, poiché Lukas a quanto pare anche lui mago della fotografia, ci fa conoscere una storia che ha origini tra le strade di Kabul dove era concesso realizzare solo foto tessere d’identità; quella storia è diventata un suo progetto di vita e nella costruzione di scatole magiche aiuta giovani senza lavoro e richiedenti asilo. Questa bella storia ci è piaciuta tanto e abbiamo deciso di affidarci a lui nel realizzare gli elementi della nostra scatola, per poi costruircela pezzo dopo pezzo fino a portarla con noi nei nostri viaggi per poter documentare incontri con i volti del mondo. Ed è così che tutto è iniziato… anche se in fondo ogni inizio ha radici in qualcosa che è già stato e, per quanto difficile, perseveriamo nel portare avanti un progetto che va oltre la mera produzione fotografica, che anzi volge lo sguardo all’umanità con uno spirito creativo, attraverso il gioco, attraverso il dialogo, occhi di meraviglia, cercando quella gioia che spesso viene negata a chi vive in terre oppresse e dimenticate.

Maria

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