Viaggio in Italia: un'icona della fotografia italiana
La mostra Viaggio in Italia, attualmente in corso presso l’Istituto italiano di Cultura di Parigi, rappresenta un momento di fondamentale riflessione sul ruolo della fotografia nel definire l’identità di un paese. Nato nel 1984 dall’intuizione di Luigi Ghirri, questo progetto fotografico ha segnato un punto di svolta nella storia della fotografia italiana, offrendo una visione inedita e personalissima del Bel Paese. Lontano dai cliché del turismo di massa, Viaggio in Italia ci invita a scoprire un’Italia autentica, fatta di dettagli quotidiani, paesaggi dimenticati e architetture popolari. Gli scatti di maestri come Ghirri, Leone e Velati catturano l’essenza più intima del territorio, rivelando una complessità e una ricchezza inaspettate.
Gli autori non si limitano a ritrarre paesaggi maestosi, ma inquadrano dettagli apparentemente insignificanti, come un muro scrostato, un oggetto abbandonato, un’insegna arrugginita. La natura è un elemento ricorrente nelle fotografie di Viaggio in Italia. Tuttavia, non si tratta di una natura idealizzata, ma di un paesaggio vissuto, segnato dall’azione dell’uomo. Gli scatti mostrano questo continuo dialogo, creando un equilibrio delicato e complesso. Quarant’anni dopo la sua realizzazione, Viaggio in Italia continua a esercitare un fascino straordinario. Questo progetto fotografico ha influenzato generazioni di fotografi italiani, ispirandoli a indagare la realtà con uno sguardo più attento e critico. Rappresenta un punto di riferimento fondamentale dimostrando che è possibile raccontare un territorio in modo originale e personale, senza ricorrere ai soliti stereotipi. L’opera di Ghirri e dei suoi compagni di viaggio è entrata a far parte del patrimonio culturale italiano, contribuendo a diffondere l’immagine di un paese ricco di storia, arte e bellezza. Non è solo un viaggio geografico, ma anche un viaggio interiore. Le fotografie ci invitano a riflettere sulla nostra identità, sui nostri ricordi e sul nostro rapporto con il mondo che ci circonda.
L’esposizione parigina rappresenta un’occasione unica per riscoprire questo capolavoro della fotografia italiana. La scelta di presentare la mostra in una delle capitali mondiali dell’arte conferma l’importanza internazionale di Viaggio in Italia. La mostra contribuisce a promuovere la cultura italiana all’estero, offrendo al pubblico francese e internazionale una visione originale e affascinante del nostro paese. L’esposizione a Parigi, a distanza di quarant’anni dalla sua realizzazione, invita a riflettere sull’attualità di questo progetto e sulle sue possibili evoluzioni. Viaggio in Italia è molto più di una semplice mostra fotografica, è un invito a guardare al mondo con occhi nuovi, a scoprire la bellezza nascosta nelle cose semplici e a valorizzare il nostro patrimonio culturale.
Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro


Paris Photo 2024: visioni fotografiche e un'immersione nella storia del medium
Il Grand Palais in tutta la sua magnificenza ha ospitato il Paris Photo 2024 consacrando Parigi come capitale indiscussa della fotografia, un evento straordinario e coinvolgente per appassionati, collezionisti e critici. La fiera ha dimostrato come la fotografia, ben oltre la semplice riproduzione della realtà, sia divenuta un linguaggio complesso e articolato, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni, idee e visioni del mondo. Le opere esposte, dalla fotografia analogica più tradizionale alle sperimentazioni più radicali del digitale, hanno offerto un panorama completo delle infinite possibilità espressive del medium. Il centenario del Surrealismo ha fornito un'occasione unica per riflettere sul ruolo della fotografia nell'avanguardia storica. Il percorso curato da Jim Jarmusch ha invitato il pubblico ad un viaggio nel tempo, alla scoperta di opere che hanno segnato la storia dell'arte fotografica. Allo stesso tempo, le sezioni dedicate ai giovani artisti e alle nuove tendenze hanno offerto uno sguardo al futuro, anticipando le evoluzioni del linguaggio fotografico. La presenza di numerose gallerie emergenti e di progetti curatoriali innovativi hanno confermato il ruolo di Parigi come laboratorio di nuove estetiche. La città, da sempre crocevia di culture e di idee, continua a stimolare la creatività degli artisti e ad offrire un terreno fertile per la sperimentazione. La sezione dedicata ai libri fotografici ha sottolineato l'importanza di questo formato nel definire l'identità di un'opera d'arte. Il libro fotografico, infatti, non è solo un contenitore di immagini, ma un oggetto estetico a sé stante, in cui la scelta delle fotografie, la sequenza narrativa e il design grafico contribuiscono a creare un'esperienza visiva unica.
Paris Photo come ogni anno, ha offerto una panoramica stimolante e coinvolgente del mondo della fotografia contemporanea. La fiera ha dimostrato che questo medium, lungi dall'essere superato, è più vivo che mai e continua a suscitare l'interesse di un pubblico sempre più vasto. In un'epoca dominata dalle immagini, la fotografia si conferma come uno strumento indispensabile per comprendere la complessità del mondo contemporaneo e per dare forma alla nostra immaginazione.
Testo e foto di Felisia Toscano
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A Palazzo Blu, nelle incantevoli opere del grande maestro Hokusai
A Pisa, attraverso le sale di Palazzo Blu, nasce un ponte verso il Sol Levante con la mostra Hokusai, un’esposizione che promette di incantare gli appassionati d’arte: una retrospettiva dedicata al genio indiscusso dell’ukiyo-e, Hokusai.
L’artista giapponese, con la sua maestria ineguagliabile, ci conduce in un viaggio attraverso un mondo di delicate sfumature e di vibranti contrasti. Le sue xilografie, vere e proprie gemme dell’arte orientale, ci rivelano un universo poetico dove la natura si fonde con la spiritualità, dando vita a paesaggi di una bellezza struggente.
La mostra ci permette di ammirare l’evoluzione stilistica di Hokusai, dalla giovinezza, quando il suo tratto era ancora timido e incerto, fino alle opere mature. Le celeberrime “Trentasei vedute del monte Fuji”, con la loro iconicità, sono solo una delle tante tappe di questo affascinante percorso.
Ma Hokusai non è solo il maestro delle vedute. Il percorso espositivo ci guida attraverso opere che ci rivelano anche un artista eclettico, capace di spaziare dalla rappresentazione della natura alla ritrattistica, dalla figura femminile ai soggetti mitologici. Ogni opera è un inno alla vita, un invito a contemplare la bellezza del mondo che ci circonda.
Il tratto di Hokusai, raffinato e allo stesso tempo potente, è in grado di trasmettere emozioni profonde e intense. Le sue linee, ora morbide e sinuose, ora nette e decise, sembrano danzare sulla carta, creando un ritmo visivo che coinvolge lo spettatore.
Anche questa volta a Palazzo Blu c’è la possibilità di immergersi nell’universo artistico di uno dei più grandi maestri giapponesi.
Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro
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Helen Frankenthaler in mostra a Palazzo Strozzi
La retrospettiva dedicata a Helen Frankenthaler, “Dipingere senza regole” di Palazzo Strozzi, è un’esperienza visiva incredibile. L’artista americana, pioniera del Color Field Painting, ci immerge in un universo cromatico di straordinaria intensità, dove il colore si libera dalle forme e si espande sulla tela con una libertà quasi sconcertante.
Le opere di Frankenthaler sono un inno alla spontaneità e all’intuizione. La pittrice, con la sua tecnica innovativa del “soak-stain”, ovvero l’assorbimento del colore direttamente sulla tela non tesa, crea superfici morbide e cangianti, simili a nuvole sospese o a paesaggi interiori. I colori, accostati con maestria, vibrano di una luce propria, creando atmosfere ora serene e meditative, ora cariche di energia.
La mostra ci permette di seguire l’evoluzione artistica di Frankenthaler, dalle prime opere influenzate dall’Espressionismo astratto fino alle sperimentazioni più mature. Ogni quadro è un piccolo universo, un invito a perdersi in un labirinto di sensazioni ed emozioni.
Ciò che rende questa retrospettiva davvero speciale è la capacità di Frankenthaler di creare un dialogo tra forma e colore. Le sue opere non sono semplici sfumature di colore, ma vere e proprie composizioni, dove ogni pennellata è studiata con cura. La pittrice, infatti, non si limita a dipingere, ma costruisce delle vere e proprie architetture pittoriche, dove lo spazio si dilata e si contrae, dando vita a un’esperienza visiva coinvolgente e multidimensionale.
L’artista americana ci dimostra che la pittura può essere ancora uno strumento capace di esprimere le emozioni più profonde, per interrogarsi sulla natura stessa della realtà.
La mostra è visitabile fino al 26 gennaio 2025 nei consueti orari di apertura di Palazzo Strozzi.
Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro
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Picasso a Palazzo Te: un dialogo tra genio, mito e rock
Mantova, città dei Gonzaga e delle arti, ha aperto le porte di Palazzo Te ad un incontro straordinario: l’arte di Pablo Picasso dialoga con gli affreschi rinascimentali di Giulio Romano, in una mostra che trascende i confini del tempo e dello spazio. “Picasso a Palazzo Te. Poesia e Salvezza” è un viaggio nell’anima dell’artista spagnolo, un’immersione in un universo creativo che trova nella poesia e nella letteratura un rifugio e una fonte inesauribile di ispirazione. Le sale affrescate di Palazzo Te, con le loro figure mitologiche e le loro prospettive audaci, creano un palcoscenico ideale per ospitare le opere di Picasso. Le linee essenziali e le forme semplificate delle sue sculture e dei suoi dipinti entrano in un dialogo inaspettato con la monumentalità del Rinascimento, generando un’alchimia unica tra passato e presente. Come scrive la curatrice Annie Cohen-Solal, “Picasso a Palazzo Te non è solo una mostra, ma un’esperienza sensoriale che invita il visitatore a riflettere sulla natura dell’arte e sulla sua capacità di trasmettere emozioni e idee”.
La mostra ha avuto un’ospite d’eccezione: Patti Smith, la poetessa del rock, ha inaugurato l’esposizione nel giorno del suo concerto a Mantova. La rockstar americana, da sempre ammiratrice di Picasso, ha sottolineato il profondo legame che unisce l’artista spagnolo alla sua generazione. “Picasso ha aperto le porte a una nuova visione dell’arte”, ha dichiarato Patti Smith, “e la sua influenza si sente ancora oggi nella musica, nella letteratura e in tutte le forme di espressione creativa”. La mostra esplora il tema della poesia come fonte di ispirazione e di salvezza. Picasso, come molti artisti del suo tempo, ha trovato nella poesia un rifugio dalle turbolenze del mondo e un modo per esprimere la propria complessità interiore. Le sue opere, cariche di riferimenti letterari, ci invitano a leggere tra le righe, a scoprire i significati nascosti dietro le forme e i colori. Visitare la mostra “Picasso a Palazzo Te” è un’esperienza che va oltre la semplice contemplazione delle opere d’arte. È un viaggio nel tempo e nello spazio, un confronto tra culture e generazioni, una chiave di lettura del legame profondo tra Picasso e la poesia, che ci mostra un lato più intimo e profondo dell’artista, allo stesso tempo consacra la sua influenza sulla cultura contemporanea, testimoniata dalla presenza di Patti Smith. L’incontro tra il genio di Picasso e la bellezza di Palazzo Te è un evento che vale la pena di vedere.
Testo e foto di Felisia Toscano
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Patti Smith a Mantova: poesia e salvezza
Un concerto che ha travalicato i confini della musica, trasformandosi in un vero e proprio atto di speranza, di riflessione sull’arte e di libertà. Patti Smith, la sacerdotessa del rock, ha incantato il pubblico mantovano con un’esibizione che ha toccato le corde più profonde dell’anima. La scaletta, un viaggio attraverso la sua lunga carriera, ha offerto un mix perfetto di brani storici e gemme meno conosciute. L’apertura con “Ghost” ha subito creato un’atmosfera sospesa e malinconica, mentre “Summer Cannibals” ha infuso un’energia primitiva e vitale che ha subito trascinato il pubblico ad un abbraccio circolare pieno di passione. Ma è stato durante l’esecuzione di brani come “Redondo” e “Black Coat” che l’emozione ha raggiunto il culmine. Dedicati rispettivamente a Fred “Sonic” Smith e a Arthur Rimbaud, questi brani hanno rivelato l’anima più intima e profonda dell’artista. I suoi occhi chiusi, le mani che danzavano lievi a disegnare musica e vita. Un tocco particolarmente emozionante è stato l’omaggio a due figure iconiche: Pier Paolo Pasolini e Kurt Cobain. Con la sua voce graffiante, Patti Smith ha interpretato una poesia di Pasolini, trasformandola in un canto intenso e struggente. A Cobain, invece, ha dedicato una versione intensa e personale di uno dei suoi brani più celebri, sottolineando l’importanza della sua eredità musicale. Non poteva mancare un appello alla pace, la stessa che si invocava in passato, che ancora oggi si ha necessità di implorare… Patti Smith ha colto l’occasione per lanciare un messaggio forte e chiaro contro la violenza e le guerre che affliggono il mondo. Attraverso le sue canzoni e le sue parole,ha invitato il pubblico a riflettere sul valore della pace, dell’amore e della solidarietà, senza banalità, ma un sentire ad occhi chiusi vibrando sulla pelle di ognuno. “Utilizziamo il Potere per creare un mondo migliore”. Le ultime canzoni, “Dancing”, “Poem Peaceable”, “Pissing Teen Sarit” e la conclusiva “People”, sono state un inno alla vita, alla libertà e alla speranza. Un invito a non perdere mai la fiducia nel futuro e a continuare a lottare per un mondo più giusto e equo. La sacerdotessa del rock, ha incantato tutti e tutte, con un concerto che ha trovato la sua naturale cornice nell’inaugurazione della mostra “Picasso: Poesia e Salvezza”. La scelta di far coincidere il concerto di Patti Smith con l’apertura della mostra dedicata a Picasso non è stata casuale. Entrambi gli artisti, pur appartenendo a generazioni e a linguaggi espressivi diversi, condividono una profonda passione per la poesia, la libertà creativa e la ricerca di un senso più profondo dell’esistenza. La sua eredità artistica continua a ispirare nuove generazioni di musicisti e poeti. La sua voce, rauca e graffiata, è un invito a non conformarsi, a seguire i propri sogni e a lottare per ciò in cui si crede. In un mondo sempre più complesso e frammentato, la musica di Patti Smith rappresenta un faro di luce, un invito a ritrovare la nostra umanità e a costruire un futuro migliore per tutti. La sua musica, come l’arte di Picasso, rappresentano un messaggio di speranza e di unità. Entrambi gli artisti, attraverso le loro opere, ci invitano a guardare oltre le apparenze, a cercare la bellezza nelle cose semplici e a credere in un futuro migliore. Il concerto di Mantova è stato un’esperienza indimenticabile, un momento in cui la musica e l’arte si sono fuse in un abbraccio perfetto, dando vita ad un’emozione che rimarrà per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di esserci.
Noi eravamo lì, e come per magia, siamo ancora travolte da ogni vibrazione della sua voce.
Testo e foto Maria Di Pietro e Felisia Toscano
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Recanti Art Festival e Minutera Itinerante alla Deriva
date » 17-07-2024 12:10
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Spettacolo: Ritratti d’autore ai sali d’argento
Ritrattistica istantanea, itinerante, un’azione teatrale: impronta di presenza. Nel momento stesso in cui nasce la stampa da quella scatola magica si afferma la propria esistenza, la necessità, il bisogno di svelarla al mondo. Il fascino, il mistero, misterioso seppur svelato, sembra quasi una magia realizzata da un artista del gioco, quelli di magia, funamboli, sognatori e sognatrici… una mano si muove all’interno della scatola, ad uscirne è una fotografia, unica e irripetibile. E’ come quel gioco infantile, il girotondo, dove però non si accelera il corpo per provare quel piacere di stordimento, dove tutto l’ambiente intorno si trasforma in un caos luminoso con quella lanterna magica. Con quel mio gioco cerco di ricreare attraverso la memoria quell’anima infantile che vi è in me, attraverso il mio corpo e quel che può fare, con lentezza. Lo ricorda un fotografo del 900, J.H. Lartigue “da bambino socchiudevo gli occhi in modo da non lasciare che una sottile fessura attraverso la quale guardavo intensamente ciò che volevo vedere, poi giravo tre volte su me stesso pensando che avrei intrappolato quanto avevo guardato e conservato all’infinito non solo ciò che avevo ma anche gli odori e i rumori. Evidentemente a lungo andare mi sono accorto che il mio trucco non funzionava ed è allora che mi sono servito di una macchina fotografica.” Il suo stesso corpo come l’apparecchio fotografico, la camera del suo occhio a quello dell’attrezzo tecnico, il tempo di posa a tre giri su se stesso… la scelta della felicità, dare un senso al proprio vissuto, esserci e ricordare di esserci con una scatola magica dentro l’instancabile intreccio di vite, riflessioni e memorie. Creare l’ ”io” in una visione intrisa di malinconia, una malinconia resistenziale dove si ferma il tempo, si afferra l’istante, il destino effimero di ogni gioia. Una scelta ogni volta. Una scelta artistica, autentica. Mentre Lartigue fermava l’essenza stessa del divenire, il movimento, io mi osservo e mi ritrovo a ritornare ad un inizio, non certo a fermarmi, ma a ricominciare ad osservare tutto ciò che si ferma senza più, almeno per ora, inseguirlo. Ad accogliere chi non cerca una semplice riproduzione di un’immagine virtuale, digitale ma chi necessita di sentirsi attraverso un rito che trova radici in quel girotondo antico, in un luogo, in uno spazio fatto di luce.
Minutera Itinerante alla Deriva a Recanati Art Festival
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Argento
date » 02-02-2024 21:27
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𝙳𝚊𝚕𝚕𝚊 𝚏𝚒𝚗𝚎𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚍𝚒 𝚌𝚊𝚜𝚊, 𝚕𝚊 𝚕𝚞𝚌𝚎 𝚊𝚗𝚗𝚞𝚗𝚌𝚒𝚊 𝚒𝚕 𝚖𝚊𝚝𝚝𝚒𝚗𝚘.
𝚂𝚒 𝚙𝚛𝚎𝚙𝚊𝚛𝚊𝚗𝚘 𝚒 𝚕𝚒𝚚𝚞𝚒𝚍𝚒 𝚙𝚎𝚛 𝚕𝚘 𝚜𝚟𝚒𝚕𝚞𝚙𝚙𝚘, 𝚜𝚒 𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎𝚖𝚊 𝚕𝚊 𝚌𝚊𝚛𝚝𝚊 𝚎 𝚕𝚊 𝚌𝚕𝚎𝚜𝚜𝚒𝚍𝚛𝚊, 𝚜𝚒 𝚙𝚘𝚜𝚊 𝚕𝚊 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚘𝚕𝚊 𝚍𝚒 𝚕𝚎𝚐𝚗𝚘 𝚗𝚎𝚕𝚕𝚊 𝚜𝚞𝚊 𝚋𝚘𝚛𝚜𝚊 𝚊𝚙𝚙𝚎𝚗𝚊 𝚌𝚞𝚌𝚒𝚝𝚊. 𝙽𝚎𝚕 𝚌𝚞𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚒 𝚞𝚗 𝚙𝚊𝚛𝚌𝚘 𝚒𝚗𝚘𝚗𝚍𝚊𝚝𝚘 𝚍𝚒 𝚜𝚘𝚕𝚎, 𝚜𝚒 𝚎𝚛𝚐𝚎 𝚖𝚊𝚎𝚜𝚝𝚘𝚜𝚊 𝚞𝚗𝚊 𝚜𝚎𝚛𝚛𝚊 𝚍𝚒 𝚟𝚎𝚝𝚛𝚘 𝚎 𝚖𝚎𝚝𝚊𝚕𝚕𝚘, 𝚞𝚗 𝚕𝚞𝚘𝚐𝚘 𝚍𝚘𝚟𝚎 𝚕𝚊 𝚌𝚛𝚎𝚊𝚝𝚒𝚟𝚒𝚝𝚊̀ 𝚎 𝚕𝚊 𝚋𝚎𝚕𝚕𝚎𝚣𝚣𝚊 𝚜𝚒 𝚏𝚘𝚗𝚍𝚘𝚗𝚘 𝚒𝚗 𝚞𝚗 𝚒𝚗𝚌𝚊𝚗𝚝𝚎𝚟𝚘𝚕𝚎 𝚊𝚋𝚋𝚛𝚊𝚌𝚌𝚒𝚘. 𝚀𝚞𝚒, 𝚝𝚛𝚊 𝚒𝚕 𝚝𝚒𝚗𝚝𝚒𝚗𝚗𝚒𝚘 𝚍𝚒 𝚙𝚒𝚌𝚌𝚘𝚕𝚒 𝚟𝚘𝚕𝚊𝚝𝚒𝚕𝚒, 𝚒 𝚐𝚒𝚘𝚌𝚑𝚒 𝚍𝚒 𝚕𝚞𝚌𝚎 𝚎 𝚟𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚕𝚒𝚎𝚟𝚎 𝚝𝚛𝚊 𝚒𝚕 𝚜𝚊𝚕𝚒𝚌𝚎 𝚙𝚒𝚊𝚗𝚐𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚎 𝚕'𝚘𝚍𝚘𝚛𝚎 𝚍𝚒 𝚙𝚒𝚊𝚗𝚝𝚎 𝚛𝚒𝚐𝚘𝚐𝚕𝚒𝚘𝚜𝚎, 𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎𝚖𝚒𝚊𝚖𝚘 𝚕𝚊 𝚕𝚊 𝚝𝚎𝚛𝚗𝚊 𝚖𝚊𝚐𝚒𝚌𝚊. 𝚁𝚒𝚝𝚛𝚊𝚝𝚝𝚒 𝚜𝚒 𝚊𝚗𝚒𝚖𝚊𝚗𝚘, 𝚎𝚜𝚙𝚛𝚎𝚜𝚜𝚒𝚘𝚗𝚒 𝚜𝚒 𝚏𝚊𝚗𝚗𝚘 𝚌𝚊𝚗𝚝𝚒 𝚜𝚒𝚕𝚎𝚗𝚣𝚒𝚘𝚜𝚒. 𝙲𝚘𝚗 𝚕'𝚊𝚛𝚐𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚜𝚒 𝚏𝚘𝚛𝚖𝚊𝚗𝚘 𝚕𝚎 𝚜𝚏𝚞𝚖𝚊𝚝𝚞𝚛𝚎 𝚍𝚎𝚕𝚕'𝚎𝚜𝚒𝚜𝚝𝚎𝚗𝚣𝚊. 𝙲𝚘𝚗 𝚖𝚊𝚗𝚘 𝚍𝚎𝚕𝚒𝚌𝚊𝚝𝚊 𝚎 𝚘𝚌𝚌𝚑𝚒𝚘 𝚊𝚝𝚝𝚎𝚗𝚝𝚘, 𝚜𝚒 𝚜𝚌𝚛𝚞𝚝𝚊 𝚗𝚎𝚕𝚕'𝚒𝚗𝚝𝚒𝚖𝚘 𝚍𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚙𝚎𝚛𝚜𝚘𝚗𝚎, 𝚒𝚗 𝚚𝚞𝚎𝚕𝚕𝚎 𝚌𝚑𝚎 𝚜𝚒 𝚍𝚘𝚗𝚊𝚗𝚘, 𝚜𝚒 𝚙𝚘𝚗𝚐𝚘𝚗𝚘 𝚍𝚘𝚖𝚊𝚗𝚍𝚎, 𝚛𝚒𝚟𝚎𝚕𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚕𝚊 𝚌𝚘𝚖𝚙𝚕𝚎𝚜𝚜𝚒𝚝𝚊̀ 𝚎 𝚕𝚊 𝚋𝚎𝚕𝚕𝚎𝚣𝚣𝚊 𝚗𝚊𝚜𝚌𝚘𝚜𝚝𝚊 𝚍𝚒 𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚒𝚗𝚍𝚒𝚟𝚒𝚍𝚞𝚘. 𝚄𝚗 𝚜𝚘𝚛𝚛𝚒𝚜𝚘, 𝚞𝚗𝚊 𝚕𝚊𝚌𝚛𝚒𝚖𝚊, 𝚞𝚗'𝚘𝚖𝚋𝚛𝚊 𝚍𝚒 𝚖𝚊𝚕𝚒𝚗𝚌𝚘𝚗𝚒𝚊...𝙻𝚊 𝚜𝚎𝚛𝚛𝚊, 𝚌𝚘𝚗 𝚕𝚎 𝚜𝚞𝚎 𝚙𝚊𝚛𝚎𝚝𝚒 𝚝𝚛𝚊𝚜𝚙𝚊𝚛𝚎𝚗𝚝𝚒, 𝚍𝚒𝚟𝚎𝚗𝚝𝚊 𝚞𝚗 𝚌𝚘𝚗𝚏𝚎𝚜𝚜𝚒𝚘𝚗𝚊𝚕𝚎 𝚖𝚘𝚍𝚎𝚛𝚗𝚘 𝚒𝚗 𝚌𝚞𝚒 𝚜𝚒 𝚌𝚎𝚕𝚊𝚗𝚘 𝚜𝚝𝚘𝚛𝚒𝚎, 𝚜𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚎 𝚍𝚎𝚜𝚒𝚍𝚎𝚛𝚒. 𝙻𝚞𝚌𝚎 𝚜𝚘𝚕𝚊𝚛𝚎 𝚏𝚒𝚕𝚝𝚛𝚊 𝚊𝚝𝚝𝚛𝚊𝚟𝚎𝚛𝚜𝚘 𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚏𝚎𝚗𝚍𝚒𝚝𝚞𝚛𝚊, 𝚝𝚒𝚗𝚐𝚎𝚗𝚍𝚘 𝚐𝚕𝚒 𝚜𝚌𝚊𝚝𝚝𝚒 𝚍𝚒 𝚌𝚊𝚕𝚍𝚎 𝚜𝚏𝚞𝚖𝚊𝚝𝚞𝚛𝚎 𝚍𝚘𝚛𝚊𝚝𝚎. 𝙻𝚎 𝚏𝚘𝚝𝚘𝚐𝚛𝚊𝚏𝚒𝚎 𝚜𝚒 𝚝𝚒𝚗𝚐𝚘𝚗𝚘 𝚌𝚘𝚜𝚒̀ 𝚍𝚒 𝚞𝚗𝚊 𝚟𝚎𝚜𝚝𝚎 𝚙𝚘𝚎𝚝𝚒𝚌𝚊...
𝙰𝚌𝚌𝚊𝚍𝚎, 𝚚𝚞𝚒.
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Testo e foto di Maria Di Pietro
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Alla scoperta della Cupola cinquecentesca del Vasari a Pistoia
date » 17-07-2024 12:56
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La redazione di Arteventi news ha avuto la possibilità di vivere un’esperienza emozionante per la realizzazione di uno speciale sulla Cupola della Basilica della Madonna dell’Umiltà di Pistoia.
Un capolavoro architettonico che abbiamo avuto potuto di ammirare a partire dalla prima pietra che riporta la data del 1492 e che è visibile sulla parete esterna della Basilica.
Il percorso inizia in una piccola porticina in cui è necessario abbassarsi per entrare, quasi come se si fosse all’interno di un passaggio segreto, ci si ritrova dinanzi ad una scala a chiocciola che ci condurrà verso la sommità. La struttura ottagonale della cupola, con le sue nervature e le sue vele, è un esempio di architettura rinascimentale, ogni elemento è curato nei minimi dettagli e poter fare questo percorso è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, dove si percepisce la grandezza del passato, la maestria degli antichi costruttori, la devozione dei fedeli che per secoli hanno pregato sotto questa volta celeste.
Il nostro “viaggio” che inizialmente prevede una scala a chiocciola che ci conduce al primo piano, ci da la possibilità di vedere dall’alto l’intero della Basilica; ma, è dopo la vista dell’antico organo che il percorso diventa più complicato snodandosi tra gradini alti, piccoli corridoi poco luminosi, passaggi stretti ed angusti mentre con mano continuiamo a toccare e a respirare il cinquecento.
Siamo curiosi e stupiti del percorso che stiamo facendo e man mano che ci avviciniamo, cresce l’emozione nel vedere sotto i nostri occhi un pezzo di storia della città pistoiese.
Nella parte finale, l’inclinazione è tale che per proseguire la salita dobbiamo percorrere dei gradini inclinati, si ha quasi la sensazione di abbracciare la cupola mentre ci avviciniamo… ad attenderci un’ultima scala che ci condurrà ad una piccola botola, ed è proprio lì la meraviglia, praticamente la botola si apre direttamente sulla lanterna in cima alla cupola, appena mettiamo il piede sull’ultimo gradino con gli occhi vediamo la città che si dispiega sotto di noi come un quadro dipinto, offrendo scorci suggestivi, i tetti di tegole rosse, il campanile svettante, il marmo bianco del Battistero, ogni dettaglio è ricoperto di bellezza. Percorriamo la lanterna in un girotondo rimanendo senza fiato con l’unica considerazione che la vera meraviglia è la cupola stessa, un’opera d’arte a cielo aperto, dove l’ingegno del Vasari si è intrecciato con la maestria dei costruttori toscani.
A quel punto con gli occhi pieni di arte e di bellezza riprendiamo la discesa che per alcuni versi è stata quasi più complicata della salita… ma ricchi dell’esperienza fatta e con la speranza che tutti coloro che si occupano della salvaguardia, tutela e conservazione della Cupola possano realizzare un progetto di valorizzazione per permettere ai pistoiesi e ai cittadini di tutto il mondo di poter vivere questa meravigliosa esperienza.
Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro
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Louise Bourgeois: un viaggio nelle profondità della psiche umana
Il Museo Novecento di Firenze ospita attualmente una grande mostra dedicata alla vita e all’opera di Louise Bourgeois, una delle artiste più influenti del XX e XXI secolo. La mostra, intitolata Louise Bourgeois – Do Not Abandon me, è una retrospettiva completa che ripercorre i sette decenni di carriera dell’artista, presentando oltre 100 opere, tra cui sculture, disegni, installazioni e gouaches.
Bourgeois è stata una pioniera nell’esplorazione di temi personali ed emotivi nell’arte, utilizzando il suo lavoro per scavare nelle profondità della psiche umana. Le sue opere sono note per il loro potere viscerale e la capacità di evocare una vasta gamma di emozioni, dalla paura all’ansia, dall’amore alla nostalgia. Trae ispirazione dalle sue stesse esperienze di traumi infantili e perdite, ha frequentemente esplorato temi come l’abbandono, il tradimento e la ricerca dell’amore e dell’accettazione. La sua opera è una testimonianza della resilienza dello spirito umano e del potere dell’arte di guarire e trasformare. La mostra è un’occasione rara per vedere una panoramica completa del lavoro di Bourgeois e per acquisire una comprensione più profonda del suo processo artistico e del suo impatto sul mondo dell’arte.
Sono varie le sezioni presenti nel percorso espositivo: “il corpo”, dove esplora la forma umana, spesso in modi frammentati o distorti, analizzando le proprie lotte con l’immagine del corpo e il suo fascino per la fisicità dell’esistenza; la sezione “la cella”, dove si concentra sulle iconiche installazioni cellulari di Bourgeois, che ha creato come spazi sia di confinamento che di introspezione. Questi ambienti claustrofobici e inquietanti riflettono le proprie esperienze di trauma e isolamento dell’artista. La terza sezione, intitolata “il ragno”, è dedicata alle sculture di ragni di Bourgeois, che sono diventate uno dei suoi motivi più riconoscibili. Queste opere sono spesso viste come simboli di protezione, potere e creatività; la quarta e ultima sezione, è intitolata “la femme-enfant” e presenta opere che esplorano il rapporto tra madri e figli, opere spesso tenere e toccanti che riflettono il complesso rapporto di Louise con sua madre. Il lavoro di Bourgeois è profondamente commovente, e questa mostra offre uno sguardo completo sulla sua vita e sul suo processo creativo, offrendo ai visitatori un’esperienza profonda e stimolante.
Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro
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