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La fioritura della lavanda sulle colline di Santa Luce

Ci siamo persi la fioritura dei ciliegi con le misure restrittive pasquali ma, non di certo la meravigliosa fioritura dei campo di lavanda, in Toscana.
Nella meravigliosa cornice delle colline di Santa Luce per tutto il mese di giugno e luglio sarà possibile trovare la lavanda, visitare campi, perdersi nel suo profumo, a partire da Flora Aromatica Santa Luca la cui fioritura dovrebbe concludersi verso il 14 luglio.
Dai fiori agli oli, ai profumi, alle essenze colorate l’offerta è veramente ampia, Santa Luce è solo un punto di partenza, è possibile scoprire i campi anche a Massarosa, nel senese e addirittura in Maremma, le coltivazioni sono diffuse, infatti, anche nella provincia di Grosseto.
Dal 18 al 21 giugno si è svolto anche il Festival “I Giorni della Lavanda”, nato con l’obiettivo di valorizzare il territorio, a suggello quest’anno anche della celebrazione dei 30 anni di attività della FLORA. Un evento attesissimo che ha registrato la presenza di numerosi visitatori che tra filari di lavanda e mercatini sono giunti da varie parti per vedere e fotografare i campi viola.
Inoltre, durante il Festival è stato istituito anche un Premio per la miglior decorazione privata a tema “I colori della lavanda”, il miglior abbellimento di case, giardini o negozi si vedrà recapitare un cesto di prodotti BIO.
Sarà ancora possibile visitare i campi di lavanda in maniera autonoma fino alla metà di luglio, seguendo sempre le norme basilari quali: non raccogliere o tagliare la lavanda, non scavalcare i filari.
Oltre la visita sarà possibile, grazie alla rete di imprese “Colli Pisani” partecipare ad altre iniziative come: laboratori, massaggi, workshop dedicati all’uso in cosmesi della lavanda e tanto altro.


Testo e foto di Felisia Toscano

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Al Funaro di Pistoia in scena "Bella Bestia"

“Bella Bestia” è il titolo dello spettacolo di e con Francesca Sarteanesi e Luisa Bosi portato al Funaro giovedì 3 giugno.
Occupano la scena le due autrici e attrici, pochi minuti dall’inizio della performance e subito si avverte la sensazione di trovarsi nella loro casa, mentre si ascoltano le loro conversazioni fatte di sofferenze e ricordi ma, anche di gioie e tormenti come se si stesse nel soggiorno del proprio migliore amico.
Momenti comici si alternano ad una consapevolezza, quasi arrendevole, di come ognuno di noi vive la propria vita, le proprie emozioni e le proprie relazioni con l’altro.
La “Bella Bestia” è imprevedibile, è un uragano che non avvisa del suo arrivo, ti travolge, ti sorprende ma, è incontrollabile e nella sua imprevedibilità che si cela quello che ognuno di noi è riuscito a sentire nei dialoghi delle attrici, ognuno di noi si è immedesimato e si è riconosciuto.
“Come stai?” Quante volte ci è stata rivolta questa semplice domanda con una superficialità di circostanza, quante volte avremmo voluto veramente rispondere come stavamo invece di limitarci ad un “bene e tu?”, quante volte ci siamo sentite come le protagoniste di questo spettacolo, risucchiati nel vortice dell’umanità dinanzi a frasi che spesso vengono dette di circostanza ma, che in realtà nessuno è disposto ad ascoltare, quasi nessuno sa fermarsi, la riflessione sulla semplicità, soffermarsi sulle cose scontate che scontate non sono è stato il punto di forza della rappresentazione teatrale.
“La Bella Bestia è una fiamma che certe volte stai solo a guardare, certe altre ce l’hai addosso e non cerchi neanche l’acqua per spegnerla, perché quel calore improvviso ti piace”, dicono le autrici.
Francesca Sarteanesi inizia con Gli Omini dal 2006 e Luisa Bosi, organizzatrice e attrice, della Compagnia Murmuris hanno debuttato con lo spettacolo nel giugno 2019 al Festival “Inequilibrio” di Castiglioncello, il loro viaggio è appena iniziato e siamo sicuri che avrà lunga durata.


Testo di Felisia Toscano - Foto di Maria Di Pietro

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Le migrazioni dell'umanità raccontate da Salgado a Pistoia con la mostra Exodus

“Exodus – In cammino sulle strade delle migrazioni” è lo straordinario racconto di Sebastião Salgado sui cammini intrapresi da chi è costretto a lasciare la propria terra e si ritrova in scenari di fame, sofferenza e guerra.
Una mostra di ben 180 fotografie di una profondità e di un impatto tipici dello sguardo del fotoreporter brasiliano, immagini esposte molto tempo fa, ma che nei fatti e nella realtà, purtroppo, non raccontano una realtà mutata nel tempo, anzi, tra campi profughi, piccole città, angoli di terra che sembrano dimenticati ritorna senza filtri la brutalità della sofferenza, senza distinzioni di età, di etnia, di radici… volti di bambini deboli e sofferenti tra corpi adulti che cercano disperatamente la strada che conduca alla vita.
Disperazione e speranza sono i due piatti della bilancia che continuamente si alternano negli sguardi dei protagonisti, un percorso espositivo che sala dopo sala, scatto dopo scatto, aumenta nello spettatore l’impotenza nel percepire una condizione umana che, nonostante i vari tentativi, si può subire solo passivamente nella constatazione di una spiacevolissima realtà.
Il viaggio di Salgado in circa 40 Paesi documenta le innumerevoli e dolorose violenze a cui gli uomini in fuga sono costretti.
Una profonda e commovente sezione è quella dei Ritratti dei bambini in mostra dove, i loro sguardi sembrano chiedere silenziosamente di “smetterla”, di mettere un punto a questo male che continua a diffondersi.
Una mostra dai tratti forti ed emozionanti che è necessario vedere, soprattutto, per dovere morale nei confronti dell’umanità.
“Oggi più che mai, – ha dichiarato Salgado – sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano. La gente fugge dalla guerra per scampare alla morte, emigra per cercare un destino migliore, si costruisce una nuova vita in terra straniera, si adatta a condizioni proibitive. L’istinto di sopravvivenza dell’individuo domina ovunque.”
“Sebastião Salgado, con certezza uno fra i più grandi fotografi dei nostri tempi, è anche un sociologo, un economista, in generale un umanista e, senza dubbio, un antropologo – commenta Giulia Cogoli, ideatrice del festival dei Dialoghi -. È un onore per il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo poter ospitare la sua mostra “Exodus”, curata con eleganza da Lélia Wanick Salgado.”
“Exodus” è realizzata da Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Pistoia – Dialoghi sull’uomo ed è curata da Lélia Wanick Salgado e sarà visitabile fino al 14 giugno-Palazzo Buontalenti-Via de’Rossi-Pistoia.


Felisia Toscano

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Grande successo per la decima edizione di Dialoghi Sull'Uomo

Giunge alla decima edizione il Festival di antropologia Dialoghi sull’Uomo e si riconferma anche quest’anno un successo di presenze, relatori e contenuti.
“Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini” è stato questo il tema che ha visto alternarsi nella cittadina toscana la tre giorni con antropologi, filosofi, storici, sociologi che hanno condiviso e chiacchierato con un pubblico attento ma, come sempre, esigente.
Il sospetto che anche quest’edizione sarebbe stata un successo c’era già nell’aria, ma la partenza ha battuto ogni aspettativa quando, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha assegnato la Medaglia del Presidente della Repubblica, quale premio di rappresentanza, ad una manifestazione culturale che è diventata un piacevole appuntamento fisso per i pistoiesi, ma anche per i tanti provenienti da ogni parte d’Italia.
L’ormai canonica apertura del Festival c’è stata con l’inaugurazione della mostra fotografica “Confini di umanità” di Paolo Pellegrin con ben sessanta immagini che documentano le frontiere, i conflitti, le divisioni, le discriminazioni in Algeria, Egitto, Kurdistan, Palestina, Iraq e Stati Uniti mostrando la difficoltà oggettiva nel riuscire a convivere soprattutto in zone di guerre.
Il ciclo di incontri è stato invece inaugurato da Enzo Bianchi con “Insieme”, un momento di condivisione incentrato sull’importanza del dialogo per la sopravvivenza, la possibilità di tessere i fili di una rete che possa resistere in un mondo che, senza giustizia, non può certo vivere.
Federico Faloppa e Adriano Favole con le parole per dividere e con-dividere, Michele Serra con la “sua” amaca di domani, Marco Aime e le sue comunità costruite sulla convivenza con l’intento di abbattere i muri tanto da affermare che “una comunità nasce dal pensare insieme per un domani comune, ciò è un progetto, un’idea non basta un semplice territorio per metterlo in atto.”
Un pubblico affascinato e dall’aria sognante ha dato grande plauso a quelle che sono state le parole che avremo da sempre voluto sentire in un momento storico fatto di divisioni e contrapposizioni.
La magia di Dialoghi sull’uomo è proprio la creazione di una comunità che per tre giorni si sente accolta nel pensiero e condivide lo stesso approccio alla vita, al rispetto e all’incontro con l’altro.
Un’atmosfera che si è respirata costantemente quando sul palco è salito Telmo Pievani o quando Fernando Aramburu con Wlodek Goldkron hanno chiacchierato di quella che è la vera identità dell’uomo, del sogno europeo, della differenza quasi sostanziale tra nazionalisti e populisti identificando l’Europa come un giardino al centro del mondo che però non riesce a trovare risposte ai problemi globali che la colpiscono.
Se dai singoli individui si passa poi a parlare degli eroi, ecco che l’incontro di Michela Murgia con Ritanna Armeni dove si è percorso il filo dello stare insieme, dell’essere comunità e non punta di diamante è stato un intenso, a tratti ironico, momento di riflessione sulla propensione a stare insieme oggi.
“Cambiare l’immaginario, significa cambiare la cultura e cambiare la cultura vuol dire fare politica” afferma la Murgia.
Tutti gli incontri sono stati un grande successo e tanti i nomi degli interventi da Grammenos Mastrojeni, Maurizio Ambrosini, Adriano Prosperi, Shahram Khosravi fino alla chiusura musicale e speciale di Ascanio Celestini con la “Ballata dei senzatetto”.
Una nota speciale va ad una delle più grandi protagoniste di quest’edizione, Vandana Shiva, che ha ricevuto anche il Premio internazionale Dialoghi sull’uomo e ha invitato tutto il pubblico a riflette sull’importanza del dialogo, “motore” per le relazioni umane.
Dialogando ci si conosce e conoscendosi in realtà non facciamo altro che ri-conoscerci, in quanto membri della stessa comunità della Terra.
L’approvazione e il calore del pubblico l’hanno avvolta in una lunga standing ovation alla fine del suo intervento.
La decima edizione di Dialoghi sull’uomo con le sue 200.000 presenze è stata un gran successo e la grande riconoscenza è stata così sintetizzata:
“Tutti assieme stiamo compiendo da dieci anni un percorso per meglio comprendere la realtà che ci circonda, spinti dall’interesse per gli altri e per le altre culture, nella consapevolezza di essere su una imbarcazione comune, in un viaggio antropologico attorno all’umanità” dichiarano Giulia Cogoli, direttrice del festival, Luca Iozzelli, Presidente della Fondazione Caript e Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia.
Arrivederci al prossimo anno!


Felisia Toscano

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Paper Cut: lo spettacolo di Yael Rasooly

Un racconto incredibile che è il risultato di un miscuglio di linguaggi artistici: recitazione, canto, teatro d’oggett,i questi sono alcuni degli ingredienti usati con una fantasia che potremo definire quasi sbalorditiva.
Yael Rasooly accoglie i suoi spettatori dietro la sua scrivania e comincia sin da subito ad interagire con il pubblico creando una situazione curiosa e comica allo stesso tempo.
La segretaria, nonché protagonista, è innamorata del suo capo e ogni giorno dopo l’orario di lavoro, quando tutti sono andati via, si perde nei meandri della sua immaginazione creando e tessendo i fili di una delle storie d’amore più romantiche che una donna possa sognare.
Immagini in bianco e nero, ritagli di carta che prendono vita attraverso la gestualità e la voce della Rasooly conducono in una dimensione surreale dove il pubblico è l’unico fruitore di questa relazione che coinvolge la segretaria e il suo capo, alcune scene si svolgono nel “castello” ovvero nella casa di lui, altre coinvolgono l’ex moglie di Rich che, fingendosi una domestica, si ritrova protagonista di alcuni divertentissimi sketch con l’attuale fidanzata del suo ex marito.
Dopo numerose peripezie, viaggi immaginari e sorrisi felici la protagonista ad un certo punto trova la sua strada, diventa una donna consapevole e da quel momento si dedica al canto, la sua dimensione perfetta attraverso il quale chiude lo spettacolo e saluta il pubblico.
Nel corso degli ultimi sei anni, “Paper cut” è stato rappresentato più di 300 volte in 25 paesi e 70 festival confermando il successo della regista, attrice, cantante e burattinaia israeliana Yael Rasooly e del suo particolarissimo linguaggio teatrale. Un delirio romantico che per la prima volta arriva in Italia e che giunge a Pistoia grazie a Il Funaro che continua a regalare meravigliose sorprese alla città.


Felisia Toscano

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Amazzonia: il reportage di Salgado

Vedere la facciata della Basilica di San Francesco a fare da sfondo alle foto di uno dei più importanti fotografi al mondo è stata davvero una grande emozione.
Complice la pioggia sottile che ha creato un’atmosfera fuori dal tempo, sulle note della piacevole musica che ha fatto da colonna sonora all’intera proiezione… l’anteprima di quella che sarà la mostra di Sebastiao Salgado che, si aprirà contemporaneamente in quattro città del mondo nel 2021, ha lasciato i quasi seimila spettatori senza fiato.
I suoi bianchi e neri, i paesaggi, i volti, i bambini… tutto ciò che gli occhi del pubblico vedevano aveva una sola cornice: l’Amazzonia.
La serata dedicata a Salgado ha chiuso con grande successo la quinta edizione del festival In-contro del Cortile di Francesco che si è svolto ad Assisi dal 18 al 22 settembre.
L’evento ha preso il via con dialogo tra il fotografo brasiliano e il cardinale Gianfranco Ravasi durante il quale Salgado ha avuto modo di raccontare quanto sia importante sensibilizzare i popoli per la salvaguardia del pianeta e, soprattutto, il suo impegno in prima persona.
“Oggi parliamo molto di Amazzonia e della sua distruzione. Ma il problema non è solo l’Amazzonia: dobbiamo trovare un modo di tornare al pianeta, di amare il pianeta. Sono contento di essere stato invitato qui ad Assisi. I frati del convento di San Francesco sono uomini di spiritualità, e oggi dobbiamo tornare a vivere spiritualmente il pianeta” ha commentato.
“Il Cortile di Francesco è un luogo di in-contro tra popoli e culture diverse attraverso la scoperta dell’altro tra mondi e civiltà lontane e Assisi può rappresentare occasione di dialogo e di ascolto delle ragioni dell’uno e dell’altro senza vivere accusando e accusandoci” – scrive Padre Enzo Fortunato, Direttore Sala Stampa Sacro Convento Assisi.


Felisia Toscano

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Cortona on the move: nona edizione del festival

Chiuderà i battenti il 29 settembre la nona edizione di Cortona On The Move, il festival internazionale di fotografia che è ormai un appuntamento fisso per gli addetti ai lavori, ma anche per i numerosi appassionati che ogni anno sono sempre più numerosi.
Decine di mostre dislocate all’interno del centro storico hanno dato spazio, in quest’edizione, alla relazione tra persone, paesaggio e territorio concentrando l’attenzione, in un momento storico così delicato, sull’importante relazione tra uomo e paesaggio.
Tanti i nomi in mostra: Simon Norfolk con Crime Scenes racconta l’uomo e la sua influenza sul pianeta, Gideon Mendel con Drowning World Tomorrow accende i riflettori sul fenomeno delle inondazioni, Infertile Crescent è invece il lavoro di Nadia Bseiso che documenta le trasformazioni del Medio Oriente, Yaakov Israel racconta storie dal territorio israeliano nel progetto Legitimacy of landscape, Yan Wang Preston con Forest indaga l’ambiente naturale nelle nuove città cinesi.
Questi sono solo alcuni dei 32 lavori in mostra che hanno animato un festival che anche quest’anno si riconferma di grande interesse.
Inoltre, tra i partner di COTM, anche Sky Arte che con Master of Photography ha presentato le opere di ben otto fotografi selezionati da tutta Europa. Altra importante iniziativa è stato il Premio Canon Giovani Fotografi 2019 e, non in ultimi, i numerosi workshop tenuti dalla Canon Academy.


Felisia Toscano

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Antropocene: l'era dell'uomo al Mast di Bologna

Antropocene è un termine coniato dal biologo Eugene F. Stoermer, negli anni Ottanta, per indicare l’attuale epoca geologica dove l’uomo è al centro di tutte le modifiche del nostro pianeta.
Il progetto in mostra al Mast di Bologna è una documentazione multimediale che analizza l’impronta umana sulla Terra, tra gli autori il fotografo Edward Burtynsky e i registi e videomaker Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier raccontano i cambiamenti del nostro pianeta e gli effetti devastati su di esso combinando la fotografia, l’arte e i video.
Immagini spettacolari, riprese che lasciano lo spettatore senza fiato accompagnandolo, durante tutta la visita, in uno stato emotivo che si alterna tra lo stupore per i paesaggi naturali e l’angosciante distruzione che l’uomo stesso sta compiendo giorno dopo giorno.
Il progetto espositivo si basa sulla ricerca del gruppo di scienziati “Anthropocene Working Group” che raccoglie le prove del passaggio dell’attuale epoca geologica, prove volte a dimostrare che l’uomo è la forza che agendo sul pianeta causa disastrose trasformazioni.
Dalle miniere di potassio nei monti Urali in Russia, alla Grande barriera corallina australiana, dalle cave di marmo di Carrara ad una delle più grandi discarichea in Kenya, a Dandora… questi sono solo alcuni dei luoghi in mostra, visibili anche attraverso tre installazioni di realtà aumentata che ricreano su smarthpone e tablet un modello fotorealistico di grande verosomiglianza, tale da consentire ai visitatori di toccare con mano gli effetti devastanti causati dall’uomo.
Antropocene ha debuttato in Canada nel 2018 con il film “Anthropocene: Tha Human Epoch” proiettato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival.


Felisia Toscano

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Certaldo avvolta dall'arte e dalla magia di Mercantia

Quelli di luglio sono giorni speciali… lo sa bene la piccola Certaldo che durante il Festival Mercantia si trasforma, come per incanto, nel paese dei balocchi.
L’atmosfera è unica e, la piccola funicolare che conduce da piazza Boccaccio alla parte alta di Certaldo sembra quasi una macchina del tempo che una volta giunta a destinazione lascia, piacevolmente, perdersi tra arte e magia.
La Santa Allegria è il tema di quest’edizione 2019 che nelle piccole stradine del borgo medievale si manifesta attraverso installazioni, luci, quadri, giochi di specchi, conchiglie e opere di artisti di passaggio…
Un’escalation di colori e di emozioni capaci di accogliere e stupire grandi e piccini.
Un festival diviso in ben 13 sezioni: international, marching band, street band, one man show, family theater, teatro di strada, arti di strada, babele, special project, giardini segreti, sentieri nascosti, arte contemporanea, arte/installazioni/artigianato che hanno contribuito a festeggiare questa 31esima edizione in grande stile.
BadaBimBumBand, Alchimie Musicali, Arcambold sono solo alcuni dei nomi dei protagonisti della quattro giorni fatta di magia, per non parlare poi di una delle novità più belle di quest’anno, il gemellaggio con il Giappone da cui arrivano “i giocolieri del sole” ma, ancora, i musicisti empolesi del Cam, o i meravigliosi e intimi “giardini segreti”, dove si sono tenuti spettacoli riversati a pochi spettatori in angoli esclusivi del borgo in una cornice di natura e storia.
Ultima ma, non meno importante la sezione del festival “omaggio a…” che quest’anno è nata con l’intento di dedicare i propri lavori artistici a tre personalità diverse: Gabriella Ferri, Fabrizio De Andrè e Jesus Christ Superstar.
Le musiche e le parole di Fabrizio De Andrè sono state portate in scena da Doppio InCanto, chitarra e voce, con “Le passanti”.
Eviolins, violini e voci, invece, ha reso omaggio a Gabriella Ferri con “Dove sta Zazà”, mentre The Legendary Straniero ha dato vita alla versione di Jesus Christ Superstar.
Un festival che non è un festival ma, un’occasione unica dove respirare e vivere arte, dove divertirsi e passeggiare a suon di musica mentre con gli occhi e con il cuore si rimane estasiati dinanzi ad una realtà che sembra uno dei sogni più belli degli ultimi tempi.
“Mercantia è una tavola imbandita, il pane caldo appena uscito dal forno, è il carnevale dell’anima, uno sguardo verso il cielo, lo scintillio gioioso della città della luce tranquilla…” afferma Alessandro Gigli Direttore artistico di Mercantia.


Foto e testo di Felisia Toscano

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Ben Harper chiude il Pistoia Blues 2019

Se le previsioni erano di un fine festival coi botti possiamo dire che la performance di Ben Harper è andata parecchio oltre le aspettative.
Percussioni a sinistra, batteria a destra, la sua chitarra ed una sedia di legno da usare all’occorrenza… sono questi i pochi elementi che hanno costituito la scenografia dove si è esibito il grande artista statunitense.
Gli Innocent Criminals, la band che da anni accompagna Harper, anche nella cornice di Piazza del Duomo dopo anni di collaborazione, ha mostrato una sintonia quasi disarmante.
Tutto è stato musica, persino i pochi secondi in cui Ben si è spostato dal centro del palco per dare spazio alla grande performance di Leon Mobley che ha fatto scatenare il pubblico con il suo ritmo coinvolgente, oppure, quando Juan Nelson ha lasciato col suo basso tutti senza fiato e, a quel punto, Harper gli ha fatto il suo “chapeau”.
E’ stato uno spettacolo artistico di alto livello quello del 10 luglio a Pistoia e, la voce e la chitarra dell’artista hanno contribuito a rendere quest’edizione 2019 indimenticabile.
Il momento di maggiore magia è stato quando Ben ha preso la sedia con una mano, con l’altra ha afferrato la sua chitarra, si è seduto, sguardo basso e da quel momento c’è stato poco da chiedersi su cosa stesse per accadere, il protagonista indiscusso della serata ha cominciato la sua improvvisazione e, il pubblico non ha potuto fare altro che sostenerlo con un applauso senza fine.
Ben Harper è considerato uno degli autori e performer più incisivi e influenti di sempre, in grado di trascendere i generi musicali e parlare di temi personali così come di argomenti politici. Certificazioni Oro e Platino in tutto il mondo e performance incredibili hanno fatto di Ben Harper e della sua band delle vere e proprie superstar mondiali.
Il gruppo, che si è sempre esibito live assieme a Ben in giro per il mondo, si distingue per la diversità di generi musicali a cui i vari componenti appartengono e che in una qualche maniera rende ciascun musicista complementare all’altro.
Anche quest’anno la magia del Blues e di questa piccola cittadina toscana che da anni, ormai, scrive una delle storie più belle della musica hanno regalato spettacoli ed emozioni ad un pubblico arrivato in piazza per godersi la magia di uno dei più grandi artisti statunitensi.


Felisia Toscano
Foto:www.pistoiablues.com

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