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"Formidable. Rébecca Dautremer e il viaggio di Jacominus” in mostra a Bologna

In occasione di Bologna Children’s book Fair 2023, nota per gli appassionati come la Fiera del libro, dall’8 al 30 marzo sarà visitabile la mostra “Formidable. Rébecca Dautremer e il viaggio di Jacominus” dell’illustratrice francese Rébecca Dautremer promossa da Rizzoli e a cura di Hamelin.
Il protagonista è Jacominus Gainsborough creato dall’artista nel 2018, per Il libro delle ore felici di Jacominus Gainsbourgh.
La mostra racconta i quattro libri attraverso cui l’artista francese costruisce la vita, i luoghi, le relazioni e l’intero universo di Jacominus dove il pubblico potrà ammirare, in anteprima, le illustrazioni originali con la pittura a gouache.
Puzzle, grandi formati, ritagli di carta, l’enorme fregio che racconta la complessità di un istante in un affresco che racchiude l’intera società formano l’intero percorso espositivo che il visitatore, in una location d’eccezione, si trova a percorrere.
L’artista, in un’intervista, ha detto di ispirarsi a Beatrix Potter dal punto di vista visivo ma i suoi protagonisti non sanno di essere degli animali, nemmeno Jacominus sa di essere un coniglietto.
La sua mostra è un’occasione da non perdere poiché offre la possibilità, a grandi e piccini, di fare un’immersione in un mondo meraviglioso fatto di carta, colori, arte e magia.
Rebecca Dautremer è nata a Gap il 20 agosto del 1971, da sempre appassionata di fotografia e arti grafiche si è iscritta ad un corso di grafica presso l’ENSAD (Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs) di Parigi, durante la formazione inizia le prime collaborazioni ed esperienze con varie case editrici fino a quando nel 2003 pubblica L’Amoureux in cui definisce il proprio stile prima e Principesse dimenticate a lanciare la sua carriera.
Rebecca Dautremer durante l’inaugurazione dichiarerà di concepire i suoi disegni come fotografie e di studiare continuamente la luce e la composizione.


Testo e foto di Felisia Toscano

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Gente di Piombino, presentato l'ultimo lavoro del fotografo situazionista Pino Bertelli

In una sala gremita sabato 4 marzo è stato presentato presso Palazzo Appiano in Piazza Bovio a Piombino, “Genti di Piombino – Ritratti da una città postindustriale” l’atlante umano realizzato dal fotografo situazionista Pino Bertelli insieme con Paola Grillo alla presenza del Sindaco Francesco Ferrari, il politico Paolo Benesperi, lo storico e docente universitario Rossano Pazzagli, il critico d’arte ed ex Direttore degli Uffizi Antonio Natali, il critico della fotografia Francesco Mazza e il fotografo Oliviero Toscani.
Il lavoro realizzato da Pino Bertelli con la documentalista Paola Grillo si sviluppa nella città in cui è nato ed è sempre cresciuto, dove è stato operaio in fabbrica e dove, successivamente, ha inizio la sua fotografia di strada. Bertelli parte da Piombino per ritornare a Piombino, nel cerchio della sua vita affiancato sempre dalla documentalista Paola Grillo, compagna di sconfinate avventure, ha percorso cerchi immensi raccontando milioni di storie tra Mediterraneo, Chernobyl, Africa, Iraq… il suo lavoro su Piombino sarà anche in mostra quest’estate con una personale di circa 700 scatti.
Proprio unendo fotografia e antropologia è riuscito a catturare e raccontare la geografia umana attraverso i volti dei piombinesi: giovani, uomini, donne, anziani… ogni sguardo e ogni sorriso ha contribuito alla realizzazione del suo racconto sulla comunità durato ben 8 anni.


Paola Grillo nella prefazione scrive: … “Che le fotografie di Pino Bertelli siano la sintesi estrema di uno sguardo sugli uomini, le donne, i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine, una sintesi estrema sulle qualità di come l’essere umano sta nel mondo, in una stanza, in un paese, in un Paese, tracciata nello sguardo, nei volti, nella pelle, nei muri scrostati della scena o negli sfondi sfuocati, anzi, mossi, dove appoggia i suoi ritratti… si. Ritratti scolpiti chiudendo l’otturatore, un lavorìo di neri, ma anche di bianchi… il bianco sul bianco è la cosa più difficile! Monocromie. Gli occhi. Cancellare lo sfondo. Lasciami un segno per la storia. Fuori quelle che dicono troppo. L’eterno discorso tra poesia e sociologia che si incontra nel nostro fare insieme in più di venti anni di libri per il mondo. E anche Piombino 2014-2022 si fa mondo…”.

Testo e foto di Felisia Toscano

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A Palazzo Strozzi arriva Reaching for the Stars. Da Maurizio Cattelan a Lynette Yiadom-Boakye

E’ stata inaugurata il 4 marzo a Palazzo Strozzi la mostra Reaching for the Stars. Da Maurizio Cattelan a Lynette Yiadom-Boakye, un percorso di ben 70 opere di artisti contemporanei italiani e internazionali tra cui: Maurizio Cattelan, Cindy Sherman, Damien Hirst, Lara Favaretto, William Kentridge, Berlinde De Bruyckere, Sarah Lucas, Lynette Yiadom-Boakye uniti in occasione dei trent’anni della Collezione Sandretto Re Rebaudengo.
Come sempre, l’inizio del percorso espositivo avviene nel cortile, questa volta la scena è occupata da un razzo in ferro pronto per il lancio dell’artista Goshka Macuga.
A seguire, una serie di provocazioni, spunti di riflessioni e interrogativi si alternano nelle opere che si susseguono come quando si arriva dinanzi allo scoiattolo suicida di Cattelan dal titolo “Bidibidobidiboo”, o quando si arriva dinanzi alle tele bacheche di Anish Kappor, l’invito alla riflessione sul tema dell’identità è fornito, invece, da Cyndy Sherman e Shrin Neshat, ampio spazio viene fornito anche alla videoarte allestiti negli spazi della Strozzina dove troviamo William Kentridge, Douglas Gordon e Philippe Parreno.
Il progetto a Palazzo Strozzi nasce dalla volontà di creare una piattaforma di sperimentazione in cui si uniscono l’esposizione di opere della collezione, nuove produzioni create per la mostra, oltre a un ampio programma di attività e progetti con gli artisti protagonisti.
La vera riflessione è proprio la possibilità di analizzare l’arte del presente e del futuro cercando in qualche modo di capire il rapporto con la società contemporanea.
Una delle opere che più colpisce lo spettatore è Thank you for your years of services di Josh Kline, dove troviamo due manichini imbustati e pronti per essere buttati nella spazzatura poiché il loro lavoro non è più necessario, visto che il progresso tecnologico li ha sostituiti senza remore.
“Reaching for the Stars è un viaggio in quarant’anni di scoperte e ricerca nell’arte contemporanea” afferma Arturo Galansino, Direttore della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra “Ospitare a Firenze una collezione come questa significa celebrare i valori del mecenatismo e della committenza nella città dove il grande collezionismo è nato. La collaborazione tra Palazzo Strozzi e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo va oltre la mera esposizione di opere, ma è una sinergia di valori, una piattaforma condivisa in cui stimolare accessibilità, partecipazione e sperimentazione”.


Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro

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Il pifferaio magico arriva al Funaro di Pistoia

Il pifferaio di Hamelin è il protagonista di una leggenda della cittadina tedesca, da cui prende il nome, trascritta nella raccolta “Saghe germaniche” dei fratelli Grimm racconta la storia di un artista che, allontana da Hamelin i topi che avevano trasformato la città in un posto deserto, dove tutti gli abitanti impauriti si erano rinchiusi nelle proprie case.
Il pifferaio magico, interpretato in maniera eccellente da Fabio Tinella, arriva sul piccolo palco de Il Funaro di Pistoia avvolto dalla luce con il suo carrettino “accalappia topi” tra gli sguardi incuriositi degli adulti e lo stupore dei bambini… pochi minuti e la storia che verrà raccontata riuscirà ad alternare momenti di gioia a tristezza, un’amara presa di coscienza, quella di una società sempre poco grata e cinica.
Il mistero che avvolge Hamelin per la scomparsa di 130 bambini a seguito della “visita” del pifferaio magico si evolve sul palcoscenico senza punti di riferimento, nessuno sa dove finisce la realtà e dove inizia la finzione… quello che è certo è che il suono estasiante del piffero riesce a far tornare in vita la città.
L’artista si propone al servizio di Hamelin e stringe un patto con gli abitanti, se riuscirà a liberare la città dai ratti riceverà una giusta ricompensa, ma gli adulti si sa, tendono spesso a dimenticare, a non mantenere le promesse… ed ecco che quando Hamelin torna alla vita, alla luce, il pifferaio viene denigrato, deriso e maltrattato dall’irriconoscenza degli adulti che, troppo facilmente hanno rimosso quello che avevano perso, dopo averlo ritrovato.
Il dispiacere dell’artista, lo stupore per quella irriconoscenza ingiustificata, la durezza con la quale nessuno, fatta eccezione dei bambini, riesce ad avvicinarsi al pifferaio e ad offrirgli quello che gli era dovuto, innesca un sentimento di tristezza che solo un suono melodioso può allontanare; quando Tinella raccoglie le sue cose pronto ad andare via si volta verso i più piccoli, è proprio in quel momento che i bambini lo seguono senza remore, dimostrando di essere disposti a non abbandonarlo ma, anzi, a supportarlo e ad accompagnarlo nel suo viaggio, il pubblico non può che interrogarsi su quale sia veramente la verità… ora come allora, come il rapimento dei più piccoli attraverso la musica non è un sottrarre, ma un invito alla libertà, alla possibilità di aprirsi all’altro e rispettarlo nel suo essere, qualunque esso sia.
La conclusione della performance teatrale è quasi una liberazione, come solo le persone pure e buone d’animo sanno fare, il pifferaio ormai lontano da Hamelin ha dimenticato l’ingiustizia subita e sul palco, insieme a grandi e piccini, si scatena in un ballo a ritmo di libertà e di gioia.


Testo Felisia Toscano
Foto Maria Di Pietro

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Capodanno a teatro

Gustavo La Vita è un clown stanco e invecchiato, col suo pantalone largo, scarpe grosse e bretelle sulla sua canotta bianca, umile passeggia a passo lento in girotondo guardando il suo cagnolino, paziente e silente, che lo aspetta e lo accompagna nel suo mondo di bambino.
E’ questo il profilo di colui che ha incantato grandi e piccini in questo capodanno in scena a Pistoia al Funaro; la dolcezza e la curiosità sono sul suo viso sempre illuminato, che sia gioia o malinconia, come una piccola candela, un raggio di luna, fa brillare emozioni.
In Gustavo La Vita la leggerezza traina la forza della vita, si insinua in quel delicato equilibrio tra luci e ombre, le stesse che ognuno di noi ha dentro tra tormenti e gioie.
Chi lo ascolta riesce a sprigionare sorrisi dimenticando nostalgie e lacrime, dinanzi ad un clown che esorcizza il passato, alleggerisce il futuro, ma soprattutto fa vivere appieno il momento presente e il suo fluire, facendo dimenticare negli istanti della sua leggerezza, ogni tensione, timore e tristezza di un mondo che corre, che fa guerra, che uccide i sorrisi di bambini innocenti…
Gustavo non si arrende, con il suo sacco di juta, con dentro i sogni, i balli romantici, i palloncini e i calici di cristallo che arrivano al cielo su una scala di legno, con il suo Pedro cura le anime, insieme alla sua, che resistono nonostante le disillusioni… e gioca, si diverte ancora, dopo anni in giro per il mondo.
Andrea Farnetani non vuole saperne di spegnere quella luce, nel buio ci sa stare, per riempirlo di musica e poesia insieme a Valeria Di Felice, che con estrema empatia, lo accompagna senza mai lasciarlo, nota dopo nota, su un palcoscenico di fili trasparenti che si intrecciano senza mai inciampare.


Testo Felisia Toscano
Foto Maria Di Pietro

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L'Angelo della storia vincitore del Premio Ubu 2022 in scena al Bolognini di Pistoia

L’Angelo della storia si è appena aggiudicato il terzo oscar del teatro, il Premio Ubu 2022.
Portato in scena dalla compagnia Sotterraneo, con la regia di Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniela Villa, la compagnia nata a Firenze nel 2005 muove i fili attraverso le numerose possibilità linguistiche che il teatro offre riuscendo a restituire al pubblico uno spettacolo di riflessioni introverse.
Nato dall’ultimo lavoro del filosofo Walter Benjamin, il racconto ha come protagonista lo sguardo di un angelo che continua a dare le spalle al futuro che, non riesce a mettere insieme i cumuli di macerie e di edifici che si ritrova dinanzi agli occhi poiché una tempesta, o forse semplicemente il suo destino, continua a trascinarlo in un tumulto di accadimenti non ben definito che noi chiamiamo progresso.
Progresso, dal latino andare avanti, avanzare, nonostante il suo chiaro significato etimologico continua ad indicare una strada da percorrere all’indietro e non andando avanti; la narrazione teatrale, ineccepibile, dei cinque attori della compagnia, Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati e Giulio Santolini, dimostra palesemente come la storia tende a ripetersi, come sia possibile che i sapiens continuino ad affermare di imparare dal passato e, allo stesso tempo, continuino a muovere gli stessi passi, ripetendo gli stessi errori e contribuendo a creare macerie su macerie in nome di un progresso, inesistente.
Il palcoscenico pistoiese è in continuo divenire, la vita muta ad ogni evento, ad ogni storia, ad ogni incontro… gli attori dirigono la scena mentre sono protagonisti, voci fuori campo, danzatori, sapiens e, dall’altra parte il pubblico, si trova continuamente catapultato da una parte all’altra del tempo, da un punto ad un altro della storia, tra secoli di umanità, tra incertezze, dubbi e tragedie che si ripetono.
L’Angelo della storia ci mette a nudo, possiamo guardare la nostra immagine riflessa nello specchio della vita, ogni individuo si ritrova a fare i conti con la realtà, ogni esistenza sembra evolversi fiera della sua pienezza, ma basta poco, un evento, un istante, per rendersi subito conto che altro non siamo che puntini che si perdono in narrazioni infinite.
Viene voglia di piangere ma allo stesso tempo di sorridere e poi di ridere in preda alla disperazione di un presente che sembra non aver imparato nulla dal passato, è per questo che l’Angelo della storia non riesce a voltarsi, è per questo che non riesce a proseguire il suo cammino, perché è prigioniero di se stesso, perché nella follia del passato continua la pazzia di vivere il presente.
Le numerose microstorie che si susseguono, alcune legate tra loro, hanno inevitabilmente un fil rouge, la riflessione su quello che rappresenta per l’uomo il passato, dalla storia delle caverne ai giorni nostri.


“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.” W.Benjamin

Testo Felisia Toscano
Foto Maria Di Pietro

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A Palazzo Medici Riccardi arriva la mostra Passione Novecento - Da Paul Klee a Damien Hirst

Aperta al pubblico il 24 settembre, Passione Novecento – Da Paul Klee a Damien Hirst, sarà visitabile fino all’8 gennaio a Palazzo Medici riccardi a Firenze. Opere provenienti da collezioni private e curate da Sergio Risaliti con l’obiettivo di raccontare la tradizione del collezionismo alla passione dell’arte del Novecento.
Una serie di capolavori da De Chirico, Morandi, Savinio e ancora Warhol, Lichtenstein e Ai Weiwei, solo per citarne alcuni, costituiscono il nucleo di questa mostra volta ad unire il presente con il passato.
Il collezionismo privato che si affaccia nell’arte del presente suggella l’amore per la città dei collezionisti fiorentini come Stefano Bardini, Frederick Stibbert e lo storico Herbert Percy-Home; non a caso la mostra racchiude varie storie, quelle degli artisti, quelle delle opere in mostra e non in ultimo quelle dei collezionisti per dare più di una prospettiva allo stesso percorso.
Per meglio comprendere questo viaggio nell’arte del Novecento, per tutto il periodo espositivo vengono realizzate attività e visite che accompagneranno il visitatore alla scoperta dei momenti storico-artistici che hanno segnato un’epoca.
Inoltre, tutte le domeniche per famiglie con bambini verrà realizzato “Occhio al Novecento” dove verrà raccontata l’arte attraverso una caccia al tesoro per “trovare” le opere in mostra partendo dallo stile degli artisti.


Testo e foto di Felisia Toscano

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Fiorella Mannoia con “La Versione di Fiorella Tour 2022” al Teatro Verdi di Montecatini

E’ un ritorno in grande stile quello di Fiorella Mannoia nella città termale di Montecatini Terme con “La Versione di Fiorella Tour 2022”.
Si abbassano le luci e sul palco compare l’artista romana che da il via a questa data recuperata sulle note di Padroni di niente, passa poi in rassegna vecchi e nuovi successi, offrendo tributi a grandi autori che hanno segnato la sua vita e la storia musicale italiana.
I treni a vapore, Combattente, Nessuna conseguenza… tra gli applausi del pubblico del Teatro Verdi la Mannoia ha dato spazio non solo alla musica, come sempre, non si è risparmiata nel lanciare messaggi di speranza e appelli di azione per il bene comune, per non dimenticare quanto sia importante il rispetto del mondo che abitiamo che non è di nostra proprietà, con l’obiettivo di continuare ad alimentare il rispetto per il prossimo e per tutto ciò che ci circonda condividendo sentimenti di pace e non di guerra e, quale brano se non Il peso del coraggio poteva racchiudere al meglio quest’intento.
Amore fermati, Cercami, Si è rotto, Come si cambia e ancora Perfetti sconosciuti, Quello che le donne non dicono… la Mannoia è un fiume in piena, nota dopo nota avvolge il pubblico nella sua musica e lo fa sentire avvolto in un grande abbraccio.
E’ poi il momento del tributo a Fabrizio De Andrè con Princesa e poi a Vasco Rossi con Sally, tra gli applausi ci si avvicina alla fine di questa bella serata di musica con Siamo ancora qui Generale, Che sia benedetta e per concludere… Il cielo d’Irlanda.


Testo e foto Felisia Toscano


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Olafur Eliasson in mostra per la prima volta in Italia a Palazzo Strozzi

Inaugurata il 22 settembre la grande mostra Olafur Eliasson – Nel tuo tempo si preannuncia già un vero successo.
La cornice di Palazzo Strozzi con i suoi dettagli rinascimentali diventa tutt’uno con le opere dell’artista islandese-danese iniziando il percorso espositivo dal cortile con l’installazione Under the weather, una struttura ellittica sospesa a 8 metri di altezza che cambia al passaggio del visitatore e che si trasforma in base all’angolazione dello sguardo d’osservazione.
I colori, le luci, i riflessi si fanno spazio tra le sale e si passa velocemente da colori forti a penombre, ci si perde nelle geometrie come se si fosse catapultati in una dimensione parallela che il visitatore scopre sala dopo sala, opera dopo opera.
Venti installazioni composte da elementi che si intrecciano come acqua, luce, buio, colore, specchi attraverso i quali Eliasson rivela angoli e particolari di Palazzo Strozzi che aveva già visitato nel 2015 e di cui era rimasto affascinato.
Palazzo Strozzi nel tempo e il pubblico per tutta la durata della mostra compiono un viaggio nel tempo, non esistono ruoli, tutto si fonde e confonde, il visitatore diventa parte integrante dell’opera che incontra, si perde e si ritrova nei riflessi, negli angoli, tra quello che vede e quello che immagina.
La percezione degli spazi non è solo quella abituale, l’alternarsi di installazioni storiche e opere nuove con le architetture quattrocentesche che creano dei processi dinamici e numerose narrazioni, come se l’osservatore potesse scegliere quella più adatta a lui.
La mostra si conclude nella Strozzina dove c’è City plan, sette piante urbane ricondotte a forme geometriche su specchi che riflettono sette diversi quotidiani, infine, presentata al pubblico per la prima volta c’è Your view matter, un’opera che utilizza la tecnologia VR per sperimentare la percezione umana nello spazio digitale, attraverso uno speciale visore entra in un mondo digitale da esplorare costituito da ben sei spazi virtuali: il tetraedro, l’ottaedro, l’icosaedro, il dodecaedro e il cubo, mentre il sesto conduce all’interno di un’immensa sfera.
“Palazzo Strozzi torna al contemporaneo con Olafur Eliasson: Nel tuo tempo, la prima grande mostra mai realizzata in Italia su uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, proseguendo così la nostra serie di esposizioni dedicate ai maggiori protagonisti dell’arte del presente” dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra.


Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro

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Elisa chiude la 41esima edizione del Pistoia Blues in grande stile

Come spesso accade, l’attesa rende tutto più bello.
E’ stato così anche per il concerto di Elisa, data recuperata ieri in Piazza del Duomo a Pistoia, dopo l’annullamento a luglio a causa di motivi di salute dell’artista.
Quest'appuntamento settembrino, nell’ambito del Pistoia Blues, è stato per la città quasi un saluto all’estate con un’energia e una performance di alto livello.
Elisa sale sul palco in pantaloni e giacca nera con i suoi capelli liberi che durante lo spettacolo animeranno il concerto insieme alla sua incredibile presenza scenica.
Inizia lo spettacolo e subito si ritrova a fare i conti, al secondo pezzo, con un serio problema tecnico all’impianto audio ma, in pochi secondi è stata capace di sdrammatizzare l’accaduto e far sorridere il pubblico mentre, tutti insieme si sperava di dare l’avvio a questa serata tanto attesa.
Finalmente ci siamo, Elisa comincia a cantare i successi del suo ultimo album da Seta a Tempo perso, per poi passare a Let me e, tra gli applausi e il clamore, Silent Song, il suo ultimo inedito.
Il suo concerto alterna momenti di altissima musica come l’esecuzione di Hallelujah di Cohen a spunti di riflessioni su quello che sta accadendo al mondo e su come ognuno di noi può fare la sua parte, da sempre, infatti, l’artista è nota per il suo impegno nell’ecosostenibilità e anche il suo tour è stato caratterizzato da scelte volte quanto più possibile al rispetto dell’ambiente; non a caso il titolo del suo album “Ritorno al Futuro” vuole proprio essere un punto di inizio, un impegno per cercare, insieme, di tutelare e salvaguardare il più possibile il nostro pianeta ricordandoci che non possediamo la Terra, ma che semplicemente la abitiamo.
Piazza Duomo si scatena quando Elisa ripercorre i suoi grandi successi da Luce, Eppure Sentire a Gli ostacoli del cuore per poi concludere con un messaggio di speranza che affida ad un brano firmato da Luciano Ligabue, A modo tuo.
Si spengono le luci, Elisa scende dal palco e il pubblico estasiato, dopo una serata incredibile all’insegna della vera musica, lascia una delle piazze più belle d’Italia.


Testo di Felisia Toscano
Foto di Maria Di Pietro

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